Questo articolo segue altri due testi che abbiamo recentemente realizzato per contribuire a riflettere circa la reale relazione tra api e biodiversità, alla luce anche del grande tema del beewashing.

Le api sono importantissimi agenti impollinatori, ma se parliamo di impollinazione naturale l'affermazione è primariamente vera in relazione alle api selvatiche, cioè quelle che "stanno fuori" dalle arnie e che non sono allevate dagli apicoltori a scopo di produzione mellifera e di reddito.

Nel processo di impollinazione sono infatti fondamentali le api selvatiche e gli altri insetti impollinatori selvatici i quali però, vivendo in spazi aperti e non gestiti dall'uomo, sono più sensibili rispetto alle api mellifere verso i numerosi composti chimici utilizzati dall'uomo e possono risentire pesantemente della compromissione degli ecosistemi (per lo più sempre dovuta all’azione dell’uomo).

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In questo senso possiamo certamente dire che sono primariamente le numerose specie di api selvatiche ad essere più a rischio, in funzione del peggioramento della qualità degli ecosistemi che esse popolano, mentre la specie Apis mellifera lo è in misura minore proprio perchè acudita dall'uomo in contesti più "protetti".

La qualità degli ecosistemi in cui vivono le api selvatiche e gli altri impollinatori è perciò fondamentale per la loro salute - e quindi - per la loro attività di impollinazione naturale.

Da qui si capisce la necessità di avere ecosistemi sani e vitali che, laddove siano invece di scarsa qualità spesso per mano umana, possono e devono essere migliorati attraverso concreti processi rigenerativi, anche al fine di essere habitat idonei per le specie impollinatrici.

La progettazione e la realizzazione di NBS (Nature Based Solutions) orientate alla rigenerazione ecosistemica diventa quindi fondante per combattere il problema della perdita delle api selvatiche, a causa dell'inquinamento antropico.

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D'altra parte è però anche vero che senza api selvatiche impollinatrici gli ecosistemi non riescono ad essere vitali, nella logica per cui ogni relazione ecosistemica è necessariamente biunivoca, complessa, articolata e funzionale al mantenimento dell'equilibrio dinamico tipico degli ecosistemi stessi.

Da queste considerazioni appare però chiaro il fatto che diversi slogan o "proposte consulenziali" rivolte alle Aziende e che tendono ad amplificare il ruolo delle api rispetto alla tutela della biodiversità non sono corrette.

Sono proposte semplici, ben comprensibili da tutti e ben comunicabili, ma appunto ecologicamente non corrette. La scienza su questo è chiara.

Ed è altrettanto vero che la comunicazione di Aziende sensibili al tema api, che qualificano il proprio sostegno alle api o anche solo a tecnologie di monitoraggio di insetti e animali in nome della tutela della biodiversità è esagerata, non coerente alle reali dinamiche naturali, ragionevolmente a rischio di greenwashing.

O meglio, di beewashing.

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Detto questo, il sostegno alle api mellifere è comunque molto importante specie ai fini della produzione agricola, attività certamente vitale per l'uomo.

Se quindi si vogliono tutelare gli ecosistemi crediamo quindi che serva non "fare confusione", e non attribuire (e comunicare) ruoli di tutela ecosistemica a chi non li svolge, o li ricopre solo parzialmente, valorizzando invece le soluzioni di rigenerazione e di ripristino degli habitat che tanto possono fare per migliorare gli ecosistemi e supportare tutte le specie che vivono dentro essi.

Qui di seguito ti riportiamo i nostri due precedenti articoli riferiti al tema del beewashing ed al tema dall’adozione di alveari e della tutela delle api mellifere come presunta strategia di conservazione della biodiversità:

  1. "Dopo il greenwashing ecco il bee-washing!"
  2. "Vuoi adottare un alveare? O una mucca? O una gallina?"

Se vuoi farci sapere cosa ne pensi sul tema o capire come tu e la tua Aziende potete realizzare concreti progetti di rigenerazione ambientale, scrivici cliccando sul banner a seguito.