Lo scorso 9 febbraio è stato rilasciato a Manchester il Rapporto 2026 "Business and Biodiversity" dell'IPBES, l'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services: questo Ente, similmente a quanto realizza l'IPCC in campo climatico, lavora per tradurre le indicazioni scientifiche in raccomandazioni concrete per Governi, istituzioni e - più recentemente - anche per il mondo delle Aziende e del business.
Questo Rapporto IPBES 2026 segna un punto di elevata chiarezza circa la relazione tra mercati e biosfera.
Il Report presenta con nitidezza questo concetto: non stiamo solo distruggendo l'ambiente, stiamo attivamente smantellando le fondamenta della nostra stabilità finanziaria.
Il paradosso del capitale
Secondo il Rapporto, dagli anni '90 a oggi, abbiamo assistito a una crescita senza precedenti del capitale prodotto dall'uomo, ma a un prezzo carissimo: il capitale naturale è crollato del 40%.
Questa non è solo una perdita etica o estetica, è un costo economico e - ancora di più - è un rischio sistemico.
Il rapporto sottolinea infatti che il modello "business as usual", oltre ad essere insostenibile poiché consuma le risorse naturali ad un ritmo superiore alla loro capacità di rigenerazione naturale, non è perpetrabile nel tempi a causa dei suoi elevatissimi impatti verso la biodiversità.

Oltre la Greenwashing: il problema della trasparenza nelle Aziende
Secondo il Rapporto 2026 dell'IPBES, la rendicontazione attuale delle Aziende rispetto al tema natura-biodiversità è totalmente inadeguata per almeno 3 fattori:
- approccio strategico inadatto: la maggior parte delle Aziende analizza solo i propri impatti (cioè quanto inquinano, con un focus peraltro molto limitato rispetto alla biodiversità), ma ignora quasi totalmente le proprie dipendenze (quanto sono vulnerabili al collasso degli ecosistemi);
- assenza di dati e di misure rispetto a natura-biodiversità: meno dell'1% delle Aziende monitora la biodiversità all'interno dei propri Bilanci di Sostenibilità con criteri scientifici solidi ed adeguati;
- rischi non valutati lungo le catene di fornitura: il rischio reale è quasi sempre nascosto nei livelli profondi della supply chain, dove il controllo è limitato ma l'impatto sulla natura rischia invece di essere molto importante.
La voragine dei sussidi che danneggiano la biodiversità
Uno dei dati più forti che emergono dal Rapporto riguarda il settore finanziario: ogni anno, a livello globale, vengono erogati circa 6.000 miliardi di euro in sussidi e investimenti che danneggiano direttamente la biodiversità: si parla di sussidi all'agricoltura intensiva, ai combustibili fossili, alle infrastrutture non sostenibili e molto altro ancora.
Al contrario, le risorse economiche destinate alla tutela e ripristino della natura sono una goccia nel mare: meno di 200 miliardi.
Cosa comporta per le Aziende?
Il Rapporto non si limita alla denuncia ma delinea una "roadmap" che le Aziende sono chiamate ad attura, in direzione di una economia Nature Positive:
- misurazioni scientifiche: è necessario passare dalle valutazioni orientative a metriche rigorose rispetto ad impatti-dipendenze ed alla gestione dell'acqua, del suolo, delle specie naturali, degli ecosistemi;
- riforma della Governance aziendale: è urgente integrare la tutela della natura dentro la strategia aziendale di sostenibilità, di approvvigionamento, di analisi del rischio di continuità aziendale. Banalizzando, la tutela di natura e biodiversità non dovrebbe passare (solo) dall'Ufficio Marketing o ESG, ma dovrebbe essere parte integrante delle decisioni del Consiglio di Amministrazione;
- coinvolgimento dei territori: è fondamentale concentrarsi sui territori, valorizzandoli con soluzioni di rigenerazione e di miglioramento ecosistemico. Per le filiere che affondano le proprie radici in territori remoti è utile valorizzare i saperi delle comunità locali e indigene, che si sono dimostrati efficaci nella conservazione ecosistemica.

In definitiva, il messaggio del Report è chiaro: la biodiversità non è più una questione di filantropia o di CSR, ma di continuità dell'esercizio aziendale e di solvibilità.
Oltre 100 azioni concrete da attuare
Il Rapporto non si limita alla diagnosi, ma propone una sorta di "cassetta degli attrezzi" con più di 100 azioni specifiche per i diversi attori pubblici e privati:
- per le Aziende: adozione di metriche di misura di impatti e di dipendenze basate sulla scienza lungo tutta la catena del valore (non solo nelle operazioni dirette), integrando il valore della natura e le pratiche di sua tutela dentro la strategia e la governance aziendale.
- per i Governi: revisione dei sussidi dannosi e creare un ambiente normativo che premi le attività "Nature Positive",
- per il settore finanziario: integrazione dei rischi legati alla natura nei criteri di investimento e prestito.
L'azione di Rete Clima
La nostra Rete supporta le Aziende nella definizione di una propria Nature Positive Strategy & Action, una filiera di attività tecniche, strategiche, di governance ed operative volte proprio ad implementare concretamente il principio "No Net Loss" (nessuna perdita netta) e, in prospettiva, a sviluppare un approccio "Net Positive".

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