Piantare alberi è diventato uno dei simboli della lotta al riscaldamento climatico, della promozione della qualità delle aree urbane, della tutela della natura, della rigenerazione dei territori, della promozione del benessere umano.

Ma una domanda fondamentale viene spesso trascurata: dove è più utile piantarli?

Un recente studio dedicato al territorio italiano prova a rispondere proprio a questo interrogativo, partendo da un presupposto semplice ma spesso ignorato: piantare alberi e creare foreste non produce gli stessi benefici ovunque.

A seconda delle diverse caratteristiche ecologiche, climatiche e sociali di un territorio, gli alberi possono maggiormente contribuire alla tutela della biodiversità, a migliorare la salute delle persone, a immagazzinare carbonio o a ridurre il rischio idrogeologico.

L’obiettivo della ricerca è stato individuare le aree Nazionali in cui nuovi interventi di forestazione possono produrre i maggiori benefici ambientali e sociali, fornendo uno strumento utile per orientare le politiche pubbliche e gli investimenti futuri.

Perché l’Italia è un caso di studio ideale?

L’Italia rappresenta un laboratorio particolarmente interessante.

Il nostro Paese combina infatti un’elevata biodiversità con forti pressioni antropiche, una marcata urbanizzazione e profonde differenze climatiche e geomorfologiche tra Nord e Sud.

Negli ultimi decenni le città si sono espanse soprattutto nelle pianure, mentre molte aree montane hanno sperimentato l’abbandono delle attività agricole.

Parallelamente, gli effetti del riscaldamento climatico sono diventati sempre più evidenti: dal 1981 la temperatura media è aumentata di circa 0,4 °C per decennio, mentre le precipitazioni mostrano una tendenza alla diminuzione rispetto al periodo 1961-1990, accompagnata da eventi meteorologici estremi più frequenti e da periodi di siccità più prolungati.

In questo contesto si inseriscono anche gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevede la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi nelle 14 città metropolitane italiane, in linea con le strategie europee del Green Deal, della Strategia Forestale UE e della Strategia per la Biodiversità al 2030.


Piantare alberi sempre e dovunque non detto sia sempre la soluzione migliore

Uno dei messaggi più importanti dello studio è che l’afforestazione non può essere considerata una soluzione universale: la trasformazione di un territorio in area forestale può infatti produrre effetti positivi, ma anche conseguenze inattese.

In alcune zone l’aumento della copertura arborea può ridurre la disponibilità idrica a causa della maggiore evapotraspirazione: in altre zone può modificare ecosistemi aperti di grande valore ecologico, come praterie e pascoli, causando la perdita di specie adattate a questi ambienti..

Per questo motivo ogni progetto di forestazione dovrebbe partire da due domande fondamentali: quali obiettivi si vogliono raggiungere e dove i benefici attesi sono realmente maggiori?

Come è stato realizzato lo studio?

Per individuare le aree prioritarie, i ricercatori hanno utilizzato sistemi GIS, Google Earth Engine e numerosi database territoriali nazionali.

L’intero territorio italiano è stato analizzato attraverso una griglia con celle di un chilometro quadrato, ad ogni area è stato attribuito un punteggio compreso tra 0 e 1 in funzione del contributo potenziale della forestazione a quattro obiettivi principali:

  • miglioramento della connettività ecologica;
  • tutela della salute umana;
  • mitigazione del cambiamento climatico;
  • regolazione delle risorse idriche.

Prima dell’analisi sono state escluse le aree non idonee, come foreste già esistenti, zone umide, ghiacciai, infrastrutture e ambienti naturalmente privi di vegetazione arborea.

Sono invece rimaste incluse le aree agricole e urbane, dato che gli autori ritengono che proprio qui possano svilupparsi molte delle soluzioni più innovative, attraverso sistemi agroforestali, siepi, fasce alberate e nuove foreste urbane.

Al termine della selezione circa il 55% del territorio nazionale è risultato potenzialmente disponibile per interventi di forestazione.

Di questa superficie, l’84% è costituito da aree agricole e il 9% da aree urbanizzate.

Dove gli alberi possono aiutare la biodiversità

Per valutare il contributo alla biodiversità lo studio ha analizzato la frammentazione del paesaggio, la distanza tra le foreste esistenti, la connessione tra aree protette e la presenza di corsi d’acqua.

Le zone prioritarie emergono nelle aree maggiormente trasformate dall’attività umana: la Pianura Padana, le pianure pugliesi, le periferie delle grandi città e diversi tratti della costa adriatica.

In questi contesti nuovi boschi, filari e fasce vegetate potrebbero funzionare come corridoi ecologici, facilitando gli spostamenti della fauna e rafforzando la rete ecologica nazionale.

Le aree meno frammentate, come ampie porzioni della Sardegna, mostrano invece una priorità inferiore.

Gli alberi come infrastruttura per la salute

Quando l’obiettivo è la salute pubblica, la mappa cambia radicalmente. I ricercatori hanno combinato dati relativi alla densità di popolazione, all’inquinamento atmosferico e alle future ondate di calore, utilizzando scenari climatici che coprono il periodo 2041-2070.

Le aree che emergono come più prioritarie coincidono quasi perfettamente con le grandi città e con la Pianura Padana. Milano, Torino, Roma, Napoli, Firenze e il sistema urbano Venezia-Padova-Treviso risultano tra i territori dove la forestazione può generare i maggiori benefici.

Gli alberi possono infatti ridurre le temperature estive, attenuare l’effetto “isola di calore urbana”, migliorare la qualità dell’aria e aumentare il benessere delle persone, ridurre gli impatti degli eventi metereologici estremi.

Dove la forestazione può catturare più carbonio

Per stimare il potenziale di mitigazione climatica, gli autori hanno confrontato gli stock di carbonio attuali con quelli che potrebbero essere raggiunti dopo la forestazione.

Le aree più promettenti si trovano soprattutto nelle regioni montane e umide, lungo le Alpi e gli Appennini, dove la disponibilità di acqua favorisce l’accumulo di biomassa e la conservazione della sostanza organica nei suoli.

Al contrario, molte aree di pianura mostrano potenziali inferiori: alcune risaie e colture permanenti presentano addirittura valori negativi, perché già oggi immagazzinano quantità significative di carbonio.

Questo risultato evidenzia come la semplice conversione di un terreno in foresta non garantisca automaticamente un aumento delle riserve di carbonio.

L’ultimo obiettivo riguarda la regolazione idrica. Attraverso modelli idrologici, i ricercatori hanno valutato dove la presenza di alberi potrebbe aumentare l’infiltrazione dell’acqua nel terreno, ridurre il ruscellamento superficiale e limitare il rischio di allagamenti.

Le aree più interessanti risultano ancora una volta le città fortemente impermeabilizzate e alcuni territori agricoli intensivi, in particolare quelli caratterizzati da vaste superfici vitate. Milano, Firenze, Roma e Napoli figurano tra le città con il maggiore potenziale di miglioramento.

Secondo gli autori, questi risultati rafforzano il concetto di “città spugna”: centri urbani progettati per trattenere e gestire l’acqua piovana attraverso infrastrutture verdi diffuse.

Il dato più sorprendente: gli obiettivi raramente riescono a coincidere

La conclusione più interessante dello studio riguarda la limitata sovrapposizione tra i diversi benefici.

Le aree considerate prioritarie per la biodiversità non coincidono necessariamente con quelle migliori per il sequestro del carbonio o per la riduzione del rischio idraulico.

Solo il 13% delle superfici identificate risulta prioritario per almeno due obiettivi contemporaneamente. In altre parole, non esiste una mappa unica della forestazione ideale: ogni scelta implica compromessi e richiede di stabilire con chiarezza quale funzione si intende privilegiare.

Il messaggio finale degli autori è netto: il futuro della forestazione non consiste semplicemente nel piantare più alberi, ma nel piantarli nei luoghi giusti e con obiettivi ben definiti.

Città e aree agricole emergono come gli spazi più strategici per le trasformazioni future. La forestazione urbana e l’agroforestazione non vengono più considerate interventi marginali, ma vere e proprie infrastrutture verdi capaci di migliorare la biodiversità, proteggere la salute pubblica, aumentare la resilienza climatica e contribuire alla gestione sostenibile dell’acqua. In questa prospettiva, il valore di un albero non dipende soltanto dal numero di esemplari messi a dimora.

Dipende soprattutto dal contesto in cui viene piantato e dalla funzione che è chiamato a svolgere.

Quindi?

Un esempio concreto di forestazione pianificata è rappresentato da Foresta Italia, la campagna nazionale promossa da Rete Clima insieme a imprese, enti pubblici e organizzazioni del territorio.

Il progetto punta a realizzare interventi capaci di generare benefici ambientali misurabili, privilegiando la qualità ecologica dei siti e la scelta di specie adatte ai contesti locali. Dalla sua nascita, Foresta Italia ha portato alla messa a dimora di oltre 175.000 tra alberi e arbusti in diverse aree del Paese, con interventi realizzati, tra gli altri, nelle province di Monza e Brianza, nell’area metropolitana di Roma, a Torino, Napoli e in numerosi altri territori italiani.

L’iniziativa dimostra come la forestazione possa contribuire non solo all’assorbimento di carbonio, ma anche alla tutela della biodiversità, alla riqualificazione del paesaggio e al miglioramento della resilienza dei territori di fronte agli effetti del cambiamento climatico.

In questo contesto Rete Clima porta avanti da quattro anni la Campagna nazionale Foresta Italia, innovando soluzioni basate sulla natura (NbS - Nature based Solutions) tra cui diverse soluzioni forestali adattate alle zone urbane e periurbane.

Tra queste le BioForest® hanno dato risultati sorprendenti su diversi servizi ecosistemici.