Negli ultimi anni sempre più imprese hanno adottato obiettivi di decarbonizzazione in linea con la scienza del clima, impegnandosi cioè a ridurre le proprie emissioni di GHG (GreenHouse Gases) in coerenza con gli SBT (Science Based Target) le indicazioni emergenti dall’Accordo di Parigi (COP 21).
In questo contesto si inserisce il BVCM – Beyond Value Chain Mitigation (Mitigazione oltre la catena del valore), il nuovo strumento introdotto dalla Science Based Targets initiative (SBTi) per incoraggiare le Aziende ad andare oltre la semplice riduzione delle emissioni di gas serra lungo la propria value chain.

Che cos’è il BVCM?
In sintesi, il BVCM è un approccio definito da SBTi che propone alle Aziende investimenti volontari in attività di mitigazione realizzati al di fuori dei propri confini operativi e della propria supply chain.
In altre parole, una volta definite e attuate strategie credibili di riduzione delle emissioni GHG dirette (GHG di Scope 1), indirette da energia (GHG di Scope 2) e indirette lungo la catena del valore (GHG di Scope 3), le Aziende sono incoraggiate a sostenere ulteriori soluzioni e progetti climatici che contribuiscano alla decarbonizzazione globale.

Non si tratta più soltanto di mitigare il proprio impatto diretto, ma di assumere un ruolo attivo nel finanziamento alla transizione ambientale globale.
La logica dell’addizionalità, anche oltre l'offsetting.
Il fulcro del BVCM risiede nel superamento del concetto tradizionale di carbon offsetting (compensazione emissiva).
Mentre l'offsetting è stato spesso criticato nel caso di suo velleitario utilizzo come strumento "sostitutivo" alla decarbonizzazione aziendale (cioè alla riduzione emissiva), il BVCM si configura come un impegno integrativo alla riduzione.
L'architettura del modello SBTi è chiara: la priorità assoluta resta l'abbattimento strutturale delle emissioni GHG di Scope 1, 2 e 3 aziendali ma tuttavia, data l'urgenza della crisi climatica, la sola azione interna è considerata ormai insufficiente.

Il BVCM interviene qui, spingendo le organizzazioni a veicolare capitali verso soluzioni esterne — dal ripristino degli ecosistemi allo sviluppo di soluzioni carbon removal — che altrimenti resterebbero prive di adeguato supporto finanziario.
BVCM: verso una responsabilità climatica estesa delle Aziende
Adottare questo approccio implica per l'azienda una visione di lungo periodo.
Investire in progetti di mitigazione climatica al di fuori della propria catena del valore non risponde a una logica di mera conformità, ma a una necessità di resilienza sistemica.
Le direttrici d'intervento possono includere:
- il supporto alla decarbonizzazione nei mercati emergenti,
- il finanziamento di tecnologie innovative per la cattura della CO2,
- la salvaguardia del capitale naturale globale.

BVCM: i 4 princìpi cardine
Il concetto intrinsecamente collegato ai 4 principi cardine della Beyond Value Chain Mitigation, che saranno a seguito illustrati, precisa il fatto che la sfida climatica non si vince solo riducendo le proprie emissioni di GHG, ma agendo come catalizzatori di un cambiamento sistemico globale.
Il primo pilastro, quale la massimizzazione degli impatti di lungo periodo a fronte di risorse limitate, richiede alle aziende di abbandonare una logica di acquisto "a basso costo" in favore di una strategia basata sull'efficacia.
In un contesto in cui i budget ESG non sono ovviamente infiniti, l'obiettivo deve essere quello di indirizzare il capitale verso interventi che offrano la massima addizionalità possibile, garantendo che ogni euro investito generi un beneficio climatico reale, misurabile e permanente, evitando così la dispersione dei fondi economici in iniziative ridondanti o scarsamente impattanti.

Strettamente connesso a questo primo principio, il secondo principio esorta le imprese a porre un focus su tecnologie e soluzioni poco sviluppate. SBTi suggerisce che le aziende non dovrebbero limitarsi a finanziare ciò che è già maturo o economicamente vantaggioso, ma dovrebbero agire come "early adopters" per tecnologie di rimozione del carbonio ancora costose o in fase pilota, come la cattura diretta dall'aria (DAC) o il biochar.
Investendo in queste frontiere tecnologiche, le aziende contribuiscono ad abbassarne la curva dei costi e a scalarne la disponibilità industriale, rendendole accessibili al resto del mercato negli anni a venire e accelerando la transizione globale verso il Net Zero.
Il terzo principio sposta l'attenzione oltre la semplice molecola di CO2, richiedendo di supportare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite. Una strategia BVCM di alta qualità non guarda solo al clima, ma integra benefici sociali e ambientali più ampi.
Un progetto di riforestazione, ad esempio, non deve essere valutato solo per il carbonio sequestrato, ma anche per la sua capacità di proteggere la biodiversità locale, migliorare la gestione delle risorse idriche e/o creare opportunità di lavoro dignitoso per le comunità residenti.
Questo approccio olistico può trasformare l'azione climatica in un volano di sviluppo sostenibile a 360 gradi.

Infine, la BVCM si fonda sul dovere etico di sostenere la giustizia climatica. Questo principio riconosce che gli impatti del riscaldamento globale colpiscono in modo sproporzionato le nazioni del Sud del mondo e le comunità vulnerabili, che storicamente hanno contribuito meno al problema del riscaldamento climatico.
Le Aziende sono chiamate quindi a dirigere i propri flussi finanziari verso queste aree, supportando non solo la mitigazione ma anche l'adattamento e la resilienza climatica dei territori più esposti. Integrare la giustizia climatica significa garantire che i benefici degli investimenti siano distribuiti equamente e che le popolazioni locali siano protagoniste, e non semplici spettatori, dei progetti implementati.
Implicazioni strategiche e reputazionali
Per il management aziendale, il passaggio al BVCM comporta una ridefinizione della strategia ESG.
L'adozione di standard rigorosi, che possono essere anche i medesimi legati alla generazione di carbon credits, può essere utile come "scudo" contro le accuse di greenwashing, posizionando l'Azienda come "leader climatico" credibile agli occhi di investitori, stakeholder e regolatori.

In un mercato che premia sempre più la trasparenza e l'integrità metodologica, il BVCM trasforma l’azione climatica da costo operativo a leva di valore reputazionale e strategico.
In sintesi: l'approccio Beyond Value Chain Mitigation (BVCM) non è quindi un'opzione per "fare di meno", ma l'invito a fare di più riconoscendo che la sfida climatica non può essere vinta agendo entro i soli confini del perimetro aziendale.
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